29/05/1985


29/05/1985
23/04/2018
 
Non abbiamo nostalgia di quella tragica giornata ma dei tempi che furono e soprattutto delle vite volate in cielo.
 
La finale di Coppa dei Campioni del 1985, vide sfidarsi le due squadre fronteggiatesi pochi mesi prima nella Supercoppa UEFA, (vinta 2-0 dalla Juventus), cominciò con un'ora e mezza di ritardo a causa degli incidenti sugli spalti generati prima della partita dagli hooligan britannici in cui persero la vita 39 sostenitori, 32 italiani, tra cui due tifosi dell'Inter, partiti con gli amici di una vita per vedere la finale allo stadio, ciò fu rievocato durante le commemorazioni avvenute a Torino nel 2010. Questo fatto dovrebbe essere un esempio per molte persone.

I FATTI

"Naturalmente" a quei tempi, la somministrazione di bevande alcoliche in città non fu vietata. Circa un'ora prima della partita gli hooligan, si spinsero verso il settore Z  sfondando le protezioni divisorie: si aspettavano forse una reazione violenta da parte dei tifosi juventini, reazione che non ci fu, dato che la tifoseria organizzata bianconera era situata nella curva opposta (settori M - N - O). I semplici spettatori, juventini e non, vista anche l' impreparazione delle forze dell'ordine, che ingenuamente bloccarono la fuga dei tifosi verso il campo, furono obbligati ad indietreggiare, ammassandosi contro il muro opposto al settore della curva occupato dagli hooligan.
Con la grande ressa che si sviluppò, il muro ad un certo punto crollò per l' eccessivo peso, molte persone rimasero schiacciate, alcune caddero nel vuoto, altre furono calpestate dalla folla nella corsa verso un varco aperto in direzione del campo da gioco.
 
Per regolamento, la Juventus avrebbe dovuto vincere d' ufficio in quanto già dagli anni '70 le regole prevedevano l'esclusione dalle competizioni in corso e successive delle società coinvolte per responsabilità oggettiva riguardo ad incidenti di una certa portata provocati dai propri tifosi. Le società erano responsabili della stampa nonché della vendita diretta dei biglietti presso i loro botteghini ed avevano il compito di "selezionare i tifosi" (con l'aiuto delle forze dell'ordine nazionali); alcuni dei quali presenti in Belgio, erano già ben noti per atti di violenza nel Regno Unito e furono forniti di regolare biglietto. Esistevano sistemi precauzionali che furono totalmente ignorati oltre la Manica. La finale si svolse ugualmente per disposizione congiunta tra l'UEFA, il Ministero dell'Interno, il sindaco e la polizia della città; questo poiché uno sgombero prematuro dello stadio avrebbe potuto aumentare gli incidenti. In un'epoca dove non esistevano telefonini e internet, le comunicazioni erano lente, difficili e frammentarie. I giocatori e gran parte dei tifosi sapevano degli incidenti ma non conoscevano le proporzioni. Alcuni supporter appresero la notizia solamente quando tornarono a casa.
 
IL MATCH  
 
Trapattoni limitò gli inserimenti del libero Scirea e del terzino Cabrini chiudendo così gli spazi e rallentando le manovre del Liverpool, limitando l'azione inglese a tiri da fuori area e a qualche calcio piazzato. Paolo Rossi, partendo dal centro dell'attacco e allargandosi sulla fascia destra, mise in difficoltà il terzino Neal e favorì gli inserimenti di Boniek (in serata di grazia) e Briaschi. Platini ebbe la meglio su Wark, il polmone Bonini limitò il regista Dalglish e conquistò palloni in ogni zona del campo mentre il tenace Sergio Brio prese in consegna Ian Rush al quale non concesse praticamente nulla.
Nei primi minuti le squadre si studiano e la partita è bloccata. Al 16°, non venne ravvisato un fuorigioco di John Wark il quale non sfruttò la buona occasione calciando malamente a lato dal limite dell'area. Al 32° il Liverpool ebbe una clamorosa possibilità di passare in vantaggio ma una miracolosa parata di Tacconi, nuovamente su Wark, imbeccato da Neal e tenuto in gioco da Favero, impedì la marcatura agli inglesi.
La partita, estremamente tattica, fu equilibrata e tesa. Al 40° Boniek lanciato a rete sulla tre quarti venne messo giù da Work che fu ammonito.
Al minuto 8 del secondo tempo, Paolo Rossi in posizione regolare, fu lanciato da Platini sulla fascia destra ma fu fermato per fuorigioco con Briaschi al centro ben posizionato che si mise le mani nei capelli, i due protestarono vivacemente per la buona occasione stoppata.
Intorno al quarto d'ora però, Platini lanciò millimetricamente (da ben 50 metri) Boniek che s'involò verso la porta con grande rapidità ma venne sgambettato da Gillespie circa un metro fuori dall'area di rigore (ma a quella velocità naturalmente l'attaccante cadde dentro) quando il polacco era ormai a tu per tu col portiere Grobbelaar, una posizione perfetta per la punizione a foglia morta di Platini. L'arbitro svizzero André Daina però, rimasto a circa 30 metri dallo sviluppo dell'azione, assegnò un calcio di rigore per la Juventus, segnato dallo stesso Platini. Sul finire di gara, al minuto 74, Bonini intervenne rischiosamente in area (in scivolata) su Ronnie Whelan il quale, assieme a qualche suo compagno, reclamò il penalty. Bonini indicò il pallone e Tardelli (che era vicino all'azione) sostenne che il sammarinese sfiorò la sfera che in effetti assunse una strana traiettoria. L' arbitro assegnò una rimessa laterale agli inglesi.
Il match fu combattuto, anche con qualche colpo proibito, non mancarono infatti scaramucce, scorrettezze e interventi duri (soprattutto da parte di Dalglish, graziato più di una volta) da ambo le parti, ma all'epoca si prendevano e si davano senza fare sceneggiate come oggi.
Finì 1-0.
 
Al al di là degli episodi, la Juventus giocò meglio e apparse superiore agli inglesi che fermarono fallosamente l'ottimo Boniek due volte lanciato a rete, ma non esisteva l'espulsione sistematica per fallo da ultimo uomo né tantomeno per chiara occasione da gol, mentre i britannici apportarono pericoli alla porta italiana solo con tiri da fuori area (da segnalare due belle parate di Tacconi oltre a una di Grobbelaar su conclusione di Cabrini) o su calci da fermo, a parte l'occasione capitata a Work nel primo tempo. Fu una finale ben interpretata sotto il profilo tattico dai bianconeri e dal livello tecnico altissimo; si affrontarono infatti i campioni in carica della Coppa dei Campioni e quelli della Coppa delle Coppe e tra le fila della Juventus erano presenti, tra gli altri, quattro campioni del mondo a Spagna '82 e Platini, campione europeo con la Francia nell'84 e pallone d'oro in carica.  
 
CONSEGUENZE

Come pena per la catastrofe causata dagli hooligan, a tutte le squadre inglesi venne vietata la partecipazione a qualsiasi competizione UEFA per cinque anni;  il Liverpool, per responsabilità oggettiva, fu squalificato per ben sei anni. Alla Juventus fu imposta la disputa delle prime due partite in casa a porte chiuse nella successiva Coppa Campioni in quanto dopo i gravi incidenti, alcuni tifosi bianconeri si scontrarono (senza però importanti conseguenze) con alcuni tifosi inglesi.
 
Giovanni Fiderio
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