La nebbia di Belgrado


La nebbia di Belgrado
07/05/2018
 
Milan - Steaua 4-0; è il risultato della finale di Coppa dei Campioni 1989, una finale giocata tra il Milan di Sacchi e degli olandesi, vincitore di uno Scudetto nel 1988 e di due Coppe Campioni (oltre a 2 Coppe Intercontinentali e due supercoppe europee).
 
Il maestro Arrigo Sacchi, fautore del bel gioco, è ricordato per grandissimi successi e per la mentalità da allenatore cercante la vittoria anche in trasferta, sebbene il suo Milan in 4 anni sotto la sua guida vinse in trasferta solo tre volte e con avversari modesti: Vitosha Sofia - Milan 0-2 sedicesimi di Coppa Campioni 1988-1989, HJK Helsinki - Milan 0-1 sedicesimi di Coppa Campioni 1989-1990 e Bruges - Milan 0-1 ottavi di Coppa Campioni 1990-1991. Con Sacchi comunque, i rossoneri, mostrarono un gioco offensivo e innovativo soprattutto per l'attuazione sistematica e funzionale della tattica del fuorigioco.
 
Dopo il chiacchierato scudetto del 1988, il Milan ha diritto di giocare la Coppa dei campioni, priva ancora delle squadre inglesi per la squalifica successiva ai fatti dell'Heysel.
 
Al primo turno i rossoneri eliminano i modesti bulgari del Vitosha Sofia e approdano agli ottavi dove incontrano una delle migliori squadre d' Europa, la Stella Rossa di Belgrado che tra le sue fila annovera campioni del calibro di Savicevic, Stojkovic, Prosinecki... A San Siro finisce 1-1 con gol di Stojkovic e Virdis; al ritorno in Jugoslavia un Milan intimorito e in grande affanno, nella bolgia del Marakana (stadio Rajko Mitić) che ospita 100.000 spettatori chiude il primo tempo sullo 0-0.
 
Nella ripresa lo spartito non cambia e dopo pochi minuti, inevitabilmente, gli slavi passano in vantaggio con un gol di Dejan Savicevic al 50°. Il Milan rimane in 10 per l'espulsione di Virdis al 55° ma nel frattempo su Belgrado si abbatte un nebbione fitto e veloce tanto che in poco tempo la visibilità si azzera; i giocatori del Milan chiedono la sospensione della gara, e così fu al 57°.
 
Si rigioca il giorno successivo ma nel pomeriggio e si riparte dal 1° minuto e dallo 0-0, e per il Milan questa è una manna dal cielo. Il Milan si presenta alla ripetizione in condizioni psicologiche migliori, va in vantaggio con un' autogol (svirgolata di Vsilijevic nella sua porta) che varca la linea ma l'arbitro non si accorge, si rimane sullo 0-0; poi Van Basten porta in vantaggio i rossoneri che però vengono raggiunti da Stojkovic, finisce 1-1, si va ai supplementari e poi ai rigori. Galli ne para due e il Milan accede ai quarti (ed è proprio in questa occasione che nasce la leggenda de "Il culo di Sacchi", titolo del libro scritto da Gene Gnocchi nel 1994).
 
Qui i rossoneri trovano ed eliminano, faticando, il Werder Brema (0-0 in trasferta e 1-0 in casa) accedendo così in semifinale. L' avversario è il Real Madrid che all'epoca, con regole fiscali praticamente uguali per tutti e con la limitazione a 3 stranieri in tutta Europa era una squadra che non vinse la Coppa Campioni o Champions League per 32 anni, rivincendola solamente con le nuove regole. Il Milan pareggia 1-1 in Spagna e stravince il ritorno in Italia con un netto quanto spettacolare 5-0.
 
La finale è con i buonissimi rumeni dello Steaua, squadra esperta, vincitrice della Coppa dei Campioni tre anni prima in finale contro il Barcellona a Siviglia. Il Milan, grande favorito, rispetta il pronostico e vince nettamente, 4-0; portando a casa la sua terza Coppa dei Campioni.
 
Senza quella famosa nebbia il Milan non avrebbe rigiocato e vinto la partita, quasi certamente non avrebbe sollevato la coppa dei Campioni e nemmeno conquistato il diritto di giocarla e vincerla nuovamente l’anno dopo; quindi in bacheca non ci sarebbero nemmeno le due coppe Intercontinentali e le due supercoppe europee, il gioco a zona offensivo e innovativo presentato da Sacchi, non avendo portato i risultati auspicati, sarebbe probabilmente morto sul nascere e il calcio nostrano negli anni immediatamente successivi sarebbe continuato col catenaccio e la marcatura a uomo...
Con i se e con i ma però, non si fa la storia.
 
Giovanni Fiderio
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